Quanto al discorso dei picchi di tensione, oltre alla prova su strada con auspicabile sopravvivenza delle parti del circuito, occorrerebbe un oscilloscopio.
Io dispongo di tale strumento, ma è molto difficile fermare un oscillogramma quando la frequenza è sottoposta alle continue e brusche variazioni come avviene in un motore a scoppio.
Ci vorrebbe un banco prova. Oppure il volano di un Landini...
L'ideale e' avere un oscilloscopio digitale con la funzione di cattura. Pero' e' un oggetto che costa...
Io senza sapere ne leggere e ne scrivere ci metterei il soppressore comunque, e' una spesa piuttosto contenuta e, se scelto della tensione giusta, non da alcuna influenza all'accensione. Il soppressore andrebbe montato il piu' vicino possibile alla fonte di "disturbo", in pratica io farei tutto in zona volano.
Bisogna partire dal presupposto che la spira chiusa scalda notevolmente. Di conseguenza occorrono accorgimenti per
1. dissipare tale calore;
2. isolare dal calore altre parti potenzialmente vulnerabili (bobinetta).
Ecco la spiagazione della rivettatura alla piastra (1) e/o del feltrino in amianto (2) fra rocchetto bobinetta e spira chiusa.
Se si elimina la spira chiusa, si elimina la fonte di calore, e quanto sopra descritto diviene superfluo.
Quanto al discorso dei picchi di tensione, oltre alla prova su strada con auspicabile sopravvivenza delle parti del circuito, occorrerebbe un oscilloscopio.
Io dispongo di tale strumento, ma è molto difficile fermare un oscillogramma quando la frequenza è sottoposta alle continue e brusche variazioni come avviene in un motore a scoppio.
Ci vorrebbe un banco prova. Oppure il volano di un Landini...
Riunendo le esperienze di Bevotroppo e rrr1980 mi sembra di potere concludere che la discriminante è la presenza dell'isolante quando è montata la spira chiusa; ossia, se c'è la spira chiusa deve esserci un isolante, pena la cottura della bobina.
Invece, la lamina di chiusura non sarebbe discriminante perchè sembra indifferente che sia rivettata alla base o assente.
Mi rimane un dubbio che non posso dissipare da solo: al di là della teoria, qualcuno è in grado di verificare con certezza l'assenza di spikes nella configurazione "ponte senza spira chiusa"?
La lamina rivettata non l'ho mai avuta nei miei statori, era sempre fissata con la ribattitura delle due lamelle del nucleo, senza alcuna propaggine che ne consentisse l'ancoraggio alla piastra in alluminio.
Al momento ho rimosso completamente la lamella dal mio statore e tutto sembra funzionare bene, la tensione misurata all'uscita dal ponte, inoltre, è molto più elevata di prima.
In quello dotato di due bobine la lamella è presente solo su una di esse ma prevedo di toglierla anche da lì. Ovviamente, stanti i ragionamenti fatti finora, l'eliminazione della lamina, con tutti i benefici connessi quali il minor calore presente in quella zona e la maggior tensione disponibile, si abbinano tassativamente all'utilizzo del ponte, pena il possibile guasto dell'elettronica presente nel trasduttore o dell'isolamento della bobinetta medesima.
Ma guarda la gente che invece di lavorare la mattina fa gli esperimenti con la moto e poi perde tempo su internet con i forum
(Ah, già! E io? )
Scherzi a parte, la lamina rivettata alla base l'hai montata?
Mi spiego meglio: il collegamento in serie di due bobinette è un esperimento da me condotto al fine di avere la tensione più alta possibile al momento dell'avviamento, così da renderlo più agevole.
A parte questo definirei l'esperimento una sorta di "esercizio" e nulla più, in quanto una sola bobinetta in buono stato 200 - 300 ohm con ponte, ancor meglio se priva di spira chiusa è perfettamente in grado di alimentare il tutto con partenza sempre al primo colpo e nessun tipo di problema anche con elettrodi a 9/10 e forse oltre.
A proposito di spira chiusa, stamattina sono venuto a lavoro in moto percorrendo una quarantina di km tra i 6.000 e i 7.000 giri e se sono qui a scrivere direi che il tutto si è comportato bene.
1. Il filo non è di diametro doppio. Si tratta di due bobine della Vespa che, anzi, hanno il filo un po' più sottile.
2. Se si alimentano i trasduttori separatamente con due bobinette e due ponti si realizza un circuito molto più affidabile sia dal punto di vista dell'alimentazione che dell'indipendenza dei circuiti di ciascun cilindro. Con questo sistema se salta un trasduttore si torna comunque a casa con 175 cc.
chiedo scusa per la domanda da incompetente, ma se si monta la seconda bobina con il ponte e si alimentano separatamente i due trasduttori, cosa succede?